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A cura della nostra amica scrittrice Franca Pinzoni. Ha pubblicato racconti e romanzi d'amoreper varie testate femminili. Per gli amici di doktorlove.com recensira' film d'amore. Appuntamento quindicinale. Ti ricordiamo che Franca Pinzoni risponde anche alle lettere mandate alla nostra rubrica "la posta del cuore". |
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La meglio gioventù atto I - atto II Regia: Marco Tullio Giordana Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli Interpreti: Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa, Valentina Carnelutti Italia 2003 Premio Un Certain Regard - Festival di Cannes 2003 Durata: h. 6, 06' Sì, avete letto bene. Più di sei ore complessive per un film - con il titolo preso a prestito da un libro di Pasolini - diviso in due spettacoli da tre ore circa l'uno, da teoricamente (e realmente) poter vedere distinti, un giorno l'uno e un giorno l'altro. Con calma. Ma sfido chiunque abbia cuore, sentimenti e curiosità, a non riprecipitarsi alla cassa affannato ad acquistare il biglietto (ridotto) per la seconda parte, per poi uscire alla fine, dal cinema, a notte fonda, straziato, deliziato, commosso. Attraversato dalla storia reale di un'Italia bellissima, di giovani entusiasti, fragili e ribelli. Di intrecci di vite vissute davvero intorno al nucleo fondamentale della storia di due fratelli che nel 1966 hanno 20anni, e vivono sulla loro pelle entusiasmi, amori, illusioni, e disillusioni. Siamo a Roma: Matteo e Nicola stanno preparando gli esami da dare all'università. Matteo, simpatico e socievole vorrebbe fare il medico, ma non ha ancora deciso quale specializzazione, mentre Nicola, introverso e bellissimo, è chiuso nel suo malessere esistenziale, nella sua esasperata, tormentata sensibilità che lo porta a fare scelte inconsuete e controcorrente. Fondamentale per entrambi sarà l'incontro con una dolcissima ragazza disturbata psichicamente: Giorgia che spingerà Nicola a studiare psichiatria e Matteo ad abbandonare tutto per entrare in Polizia. Due opposte strade: della tolleranza, del rispetto, della comprensione di Matteo da un parte, e del rigore intollerante e della maniacale ricerca dell'ordine di Nicola, che pure mai si separeranno del tutto e che si riconosceranno sempre, fino all'ultimo, facce di una stessa medaglia, nell'affetto fraterno e viscerale che li lega e che, paradossalmente, segnerà in uno strano gioco di incroci di specchi i loro amori. ll dolce Matteo per la bellissima Giulia, attratta irresistibilmente dalle estreme e violente esperienze terroristiche dei gruppi armati e l'inquieto Nicola con la solare, poetica Mirella dal sorriso luminoso e incantato come l'isola che le ha dato i natali. Gli anni passano, gli eventi incalzano, le generazioni si susseguono. La vita (la morte!) incalza, sorprende sconvolge. Non un momento di noia, di stanca in questo straordinario affresco alla Heimat che prende il cuore e unisce tutti in profonde passioni, straordinari momenti di risate, poesia e bellezza liberatoria e dolori che graffiano l'anima. Dopo più di sei ore di film integrale si ci ritrova infine esausti di emozionante tensione, straniti di dolcezze e sedotti dalla scia luminosa della vita che non s'arrende mai, con, sì, l'intimo "fuso orario" un po' sconvolto, ma che importa? Ne valeva la pena. |

![]() Terapia d'urto Regia: Peter Segal Cast: Jack Nicholson, Adam Sandler, Marisa Tomei, John Turturro Sceneggiatura: David Dorfman Commedia USA - Durata h.1,55 Stanchezza? Caldo? Noia? Umore rasoterra e coefficiente di energia vitale ai minimi storici? E' evidente che avete bisogno di una "Terapia d'urto", somministratata sotto forma di commedia americana ad altro tasso di divertimento, con proprietà rinfrescanti e rigeneranti, nonché grandioso finale, a tutto cuore, con tanto di ovazione da stadio. Imperdibile, per una salutare pausa di R. § R. (risata § relax) dall'eccesso di stress e overdose di violenza a cui siamo inesorabilmente esposti nella vita reale. Boccata d'ossigeno per il bisogno di leggerezza dello spirito, piacere dei buoni sentimenti e ineffabile godimento d'arguzia di classe. Con un Jack Nicholson, nei panni di un improbabile dottor Rydell - guru di una sconclusionata terapia per il controllo della rabbia - capace di scatenere nello spettatore la più contagiosa ilarità con il solo potere dello sguardo luciferino e del sorriso diabolicamente imperturbabile. In coppia perfetta con Dave Buznik (Adam Sandler), l'amabilissimo sfigato di turno, il mite succube di tutte le persone che incontra, l'innamorato incorruttibile e deliziosamente romantico a cui non ne va bene una, a cominciare da quello che dovrebbe essere un banale viaggio di lavoro in aereo che si trasformarà in un incubo senza fine. Una vorticosa spirale di guai ed equivoci in cui il povero Dave, senza alcuna colpa e cattiva intenzione, sarò bollato come individuo socialmente pericoloso ed aggressivo da una giudice di implacabile efficienza, e condannato senza possibibilità d'appello a frequentare, per "correggersi", le assurde sedute terapeutiche del famigerato dr. Rydell, in compagnia di un gruppo di altri psicolabili, tutti rigorosamente fuori di testa, tra cui uno strardinariamente nevrotico John Turturro con cui sarà costretto a gemellare la rabbia. Battute fulminanti, situazioni irreali, parodie irresistibili, con la bella di turno, trepidante per la sorte del suo sfortunato innamorato, concupita senza pudore e ritegno non solo da un insopportabile ex-compagno di studi bello/ricco/sicuro di sè che statena le più feroci gelosie nel timido Dave, ma anche dall'onnipresente, asfissiante terapeuta capace d'infrandere ogni codice deontologico e d'onore per soffiagli la fidanzata. Ma niente paura, l'happy end da dietro l'angolo sonnecchia in agguato il suo ingresso trionfale. Alla fine anche Dave troverà il coraggio di perdere le staffe e ribellarsi ad ogni ingiustizia, in un tripudio d'entusiasmo e liberatoria passione (e chiarificazione). E alzi la mano chi, anche solo per un momento, non abbia voglia di credere che, anche nella vita reale, tutto sia possibile. |
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Regia: Roberto Faenza Interpreti: Graig Ferguson, Iain Glen, Emilia Fox Durata: h. 1 e 50' - Italia - Drammatico Biblioteca di Mosca. Una giovane studentessa, furtivamente, si impadronisce di un testo. Sta tentando di ricostruire la vita di Sabrina Spielrein, una delle prime è più celebri pazienti di Carl Gustav Jung, allievo prediletto di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi. Un'affascinante, tormentata figura di giovane donna ebrea di origini russe che, nell'estate del 1904, viene ricoverata nell'ospedale Burgholzli di Zurigo in preda ad una violenta crisi di isteria. E' giovanissima e anoressica, con tendenze autolesioniste, ma molto dotata intellettualmente ed esacerbatamente sensibile. Viene affidata alle cure del giovane e brillante terapeuta Dr. Jung, già famoso per le sue psicoterapie illuminate e rispettose dell'animo umano. Il medico prende immediatamente a cuore il caso della giovane paziente, adoperandosi in ogni modo per farle ritrovare la gioia di vivere e la stabilità mentale, ma ben presto, tra i due, violenta e imprevedibile, scoppia una passione d'amore e di sensi che travalica ogni morale ed etica professionale. Una tempesta di sentimenti, sensualità e squisito piacere erotico che darà sì alla giovane malata la forza per riemergere alla luce della vita in tutta la sua dolce femminilità e risolutezza di entusiasmi e di progetti, ma che di contro rischierà di trascinare nello scandalo l'operato e la figura prestigiosa del Dr. Jung che, intimorito e schiacciato dalle pressioni sociali e familiari, sarà dolorosamente indotto a mettere fine alla loro relazione. Ma, benchè ormai definitivamente separati, un sottile filo rosso unirà per sempre le loro vite in un fitto carteggio di lettere ed empatia di pensieri e sensazioni che riverberà fino alla fine di straordinaria dolcezza e intensità le loro anime. Sabina Spielrein riprenderà gli studi all'università, dove si laurea in medicina, si sposerà e avrà una figlia perchè, come spiega una bella frase del film, voleva vivere per amore, non morire! Si impegnerà ad aprire un asilo - il famoso Asilo Bianco - in Russia con metodi innovativi e poetici per aiutare i bambini in difficoltà, finchè, a causa delle sue origini ebraiche, verrà uccisa dai nazisti. Un film che attraversa il cuore e la mente con passi leggeri e stupefacente intensità, oltre che su una documentazione rigorosa, e illumina con una luce dorata e preziosa i più segreti moti del cuore. |

![]() Il mio grosso grasso matrimonio greco Regia: Joel Zwick Sceneggiatura: Nia Vardalos Interpreti: Nia Vardalos (Toula Portokalos) - John Corbett (Ian Miller) Michael Constantine (Gus Portokalos) Lainie Kazan (Maria Portokalos) Sentimentale - USA 2000 - Durata: 96' Chi non si è mai sentita, almeno una volta nella vita, la povera Cenerentolina della situazione scagli la prima pietra. Il cuore è subito tutto per lei: una strepitosamente simpatica e abbondante Nia Vardalos, col capello lungo e sciatto, il foruncolo in agguato e occhiali sgraziati, esageratamente spessi, da trentenne irrimediabilmente zitella. Goffa e malvestita si aggira esilarante, con lo sguardo attonito e persino un tantino strabichino, per il ristorante greco dei suoi genitori greci, soggetto alle continue incursioni esagitate dei suoi (troppi) parenti greci, stracciandoci l'anima di risate, tenerezza e irresistibile malinconica comicità. Una vivacissima e divertente commedia satirica su usi, costumi, pregiudizi e maniacalità nazionalistiche sull'antica madre Grecia gagliardamente propugnati dal capofamiglia, in perenni angustie per quella figlia che sembra incapace di sposare un uomo greco per fare figli greci. A dispetto di ogni suo - e abbondantemente condiviso dal resto della famiglia - timore per il disperante futuro matriminiale di Toula, la poverina è folgorata dall'imprevista apparizione di un giovane, prestante e affascinantissimo professore, capitato per caso nel ristorante di famiglia. Lui è Ian Miller, bello, alto e atletico, come si conviene ad un moderno principe azzurro yankee, il cui sguardo gentile e sorridente sortisce il miracolo di aiutare Toula a liberarsi del ruolo di brutta anatroccola a cui sembra condannata. In breve tempo Ian le chiede un appuntamento e i due incauti finiscono con l'innamorarsi pazzamente, inconsapevoli del filo da torcere che infliggerà loro la famiglia di lei, in un crescendo grottesco e surreale di richieste stravanganti. Si ride molto e volentieri in questa commedia festosa e sentimentale, dove lo sberleffo tra due culture viene simpaticamente rappresentato con caricature etniche irresistibili e immediatamente identificabli. Un amabilissimo, gustoso girotondo di buoni sentimenti, buone intenzioni e sentimenti sinceri che, per il magico lasso di tempo della durata del film, addolciscono il cuore e allietano l'anima, scacciando ogni guaio e pensiero molesto. |
![]() 8 DONNE E UN MISTERO ( 8 Femmes ) Regia: Francois Ozon Protagoniste: Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Beart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen Scenografia: Arnaud d Molèron - Fotografia: Jeanne Lapoirie Commedia noir - Francia - h. 1.43 Cade, romanticissima, la neve. E' la vigilia di Natale. In un'incantevole villa, isolata nella campagna francese, arrivano, eleganti e sorridenti, madre e figlia: Gaby, una Catherine Deneuve più che mai algida e charmant, con la giovane figlia Suzon, fresca come una rosa e gioiosa di vita. Il cancello si spalanca davanti a loro, nel candore della neve, come un pizzo fiabesco. La casa è meravigliosa, ogni particolare curato e raffinato. Sembra il festoso preludio di una calorosa riunione di famiglia dell'alta borghesia. Tutte le donne di casa sono pronte a recitare la propria parte. Manca solo l'unico uomo: marito, padre, amante, padrone. Variegatamente e indissolubilmente legato ad ognuna di loro con misteri e segreti. E' nella sua stanza. Dorme ancora. Lo cercano. Lo vogliono svegliare. Ma, orrore, lui giace riverso nel letto in una pozza di sangue, con un coltello piantato nella schiena. Impossibile ogni contatto con l'esterno. Tutto congiura affinché le otto donne che ne compongono la corte e l'harem non possano sfuggire a se stesse. La commedia degli equivoci, delle verità rivelate, degli antichi rancori e sentimenti inconfessati ha inizio. Un esilarante e brillantissimo intrigo di bisticci e battibecchi dove ognuna non può fare a meno di rivelare la propria vera natura tentando di nascondere la verità. Un microcomo femminile di attrici che incantano e stupiscono per la leggerezza e la bravura con cui dispensano a piene mani, con voluttuosa, passionale e candida perfidia, l'arte della vita e dell'amore, sempre in equilibrio instabile tra la paura della solitudine, il bisogno di denaro e l'esigenza di sentirsi uniche e indispensabili all'uomo dei sogni. Francois Ozon, il 35enne regista, gay dichiarato di innegabile talento, dirige con felicissimo glamour ed ironia questa commedia irriverente e sofisticatissima, disseminata di citazioni coltissime e stupefacenti stacchi musicali di levità infinita e profondissima malinconia che colpiscono il cuore con sciabolate d'emozioni, fino ad un finale sorprendente e inatteso che lascerà loro, le otto donne, e noi spettatori, assolutamente stupefatti e senza fiato. Un film da grande schermo. Da gustare e meditare. Da rivedere e ripensare. Chic e delizioso. Assolutamente imperdibile. |
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IL PIU' BEL GIORNO DELLA MIA VITA Regia: Cristina Comencini Interpreti: Virna Lisi, Margherita Buy, Sandra Ceccarelli, Luigi Lo Cascio Italia 2002 - Durata: h. 1,42 - Drammatico sentimentale Un film luminoso e vibrante di sentimenti veri che toccano il cuore con dita leggere e condividono con lo spettatore l'umanità, il mistero e le contraddizioni dell'amore coniugato in tutte le sue pieghe più nascoste e delicate. Una grande famiglia rappresentata con le tribulazioni, le allegrie e gli imprevisti della vita di tutti giorni, in cui tutti, in fondo, si vogliono bene e vorrebbero aiutarsi, ma dove ognuno ha un segreto che pesa sul cuore e fatica a confessare persino a se stesso. La vicenda prende spunto dalla festa per la prima comunione di una nipotina di Irene, una meravigliosa Virna Lisi molto perbene e raffinata che vive ormai sola e di ricordi nella vecchia villa di famiglia dove ha allevato, in un'apparente atmosfera di letizia e benessere, i tre figli: un maschio e due femmine, a cui però non è riuscita a trasmettere i valori solidi e borghesi del concetto di famiglia e attaccamento alla casa. Sara (Margherita Buy) è fragile e nevrotica e, dopo la morte del marito, è sprofondata in un'intollerabile solitudine emotiva riversando sul giovane figlio Marco l'angoscia costante che possa accadere qualcosa di brutto anche a lui. Rita (Sandra Ceccarelli) sembrerebbe la più tranquilla e realizzata con il marito e le due figlie, invece ama segretamente un altro: un veterinario con cui ha scoperto una carnalità e una sensualità che ha ridato vivacità e calore alla sua vita di donna sprofondata nel grigiore delle emozioni. Infine Claudio, avvocato di successo, che vive con profonda ambivalenza e sofferenza la propria omosessualità che non osa rendere manifesta al mondo. I preparativi per la festa della piccola, ai cui occhi sia pur innocenti niente sfugge delle sofferenze e delle complessità dei grandi che la circondano, fervono ed Irene si prepara ad accoglierli tutti nella grande villa, ma la forzata riunione familiare scatena un salutare terremoto emotivo costrigendo la parte più autentica di ognuno di loro ad emergere ed a venire a patti con le verità scomode e inconfessabili troppo a lungo negate e tenute segrete. Un intenso concatenamento di eventi che coinvolgerà anche la vita intima e sentimente dei più giovani: i terrori e le fragilità sessuali di Marco, il figlio di Sara, e quelle della giovane primogenita di Rita che avrà, in tanto trambusto di vicende e sentimenti che coinvolgono i suoi genitori, la sua dolcissima "prima volta" con un coetaneo tenerissimo e poetico che, mentre la bacia e l'abbraccia nell'accogliente alcova di una barca in costruzione, le legge i sublimi versi del Poeta eterno. E sembrerebbe che ogni loro gesto e parola d'amore è qualcosa anche per noi. Che non abbiamo mai dimenticato l'innocen |
![]() Italiano per principianti Italiensk for Begyndere Regia: Lone Scherfig Interpreti: Andreas W.Berthelsen, Anette Stolvelbaek, Ami Eleonora Jorgensen Danimarca 2001 Durata: 102 Commedia Chi lo perde si nega un piacere. Un piccolo, simpaticissimo, film danese che ha vinto l'Orso d'Argento a Berlino e che cattura il cuore e la mente facendoci sorridere di commozione, d'allegria e di divertita incredulità fino alla fine. La storia di uno strampalato gruppo di persone afflitte dai più disparati problemi: sessuali, familiari e sentimentali, in un insignificante paesotto danese, unite da sconsiderata passione per un corso di italiano organizzato dal Comune e tenuto da certo istrionico Marcello Mercoledì che, nel bel mezzo di una delle sue lezioni, mentre un'impacciata allieva confonde pizze con pazze e piazze, pensa bene di morire fulminato da un infarto, lasciando gli sparuti partecipanti sbigottiti e indecisi sul come fare per proseguire. Andreas, il giovane pastore protestante venuto a sostituire nelle funzioni della chiesa il vecchio collega un po' fuori di testa è lì con Olympia, la pasticcera goffa e imbranata, tiranneggiata da un padre-padrone e segretamente attratta da lui. Karen, la bella parrucchiera simpatica e solare, a propria volta schiava di una madre alcolista, è venuta anche lei perché irrimediabilmente innamorata del bello, ma rude e villano Hal-Fin - il più bravo del corso - tifoso juventino, che gestisce con irresponsabile maleducazione il ristorante vicino allo stadio, vanamente protetto nelle sue intemperanze dall'amabile e comprensivo portiere d'albergo, suo amico e compagno di lezioni, Jorgen Mortesen, innamorato perso della cameriera italiana Giulia, tutta capelli corvini, occhi dolci e temperamento caliente che non sa più come fare per indurlo a dichiararsi, perchè lui, terrorizzato da una virilità che non ne vuol sapere di rispondere con "efficienza" agli incontri galanti, non trova mai il coraggio. Un susseguirsi scoppiettante e irresistibile di inconvenienti, disguidi, rivelazioni, colpi di scena ed esilaranti non-sense causati dal doppio uso della lingua: danese con sottotitoli italiani e italiano pronunciato alla straniera, dove si gioca con amabile piacevolezza con gli stereotipi nazionali e le frasi fatte, ma che, sotto sotto, pulsa dell'umana universalità dei mali d'amore, della sofferenza della solitudine, e della forza dei sentimenti che trova sempre il modo di superare gli ostacoli. Un film che accarezza il cuore con un finale lieto e struggente che scivola nel felice entusiasmo di una gita a Venezia dove, nella cornice abbagliante e sognata di una bellezza incantevole e antica, ognuno dei nostri eroi sembra trovare la propria pace e sintonia d'amore lungamente desiderata. |
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Respiro Regia: Emanuele Crialese Interpreti: Valeria Golino, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Veronica D'Agostino, Filippo Pucilli, Loffredo Muzzi, Elio Germano Italia durata : 1H30 Lampedusa. Isola di pescatori e bande di ragazzini selvatici a sud della Sicilia. Un'immersione totale e selvaggia in una natura assolata e pietrosa, nella luce vivida e abbagliante di un mare di sconfinata bellezza. Una sciabolata di emozioni grezze e primitive che scaturiscono dalla radice stessa degli istinti primitivi e vitali, dove i sentimenti e le emozioni affondano nell'anima sino a trovare la carne viva del bisogno di vivere e sognare e trasformarsi in sublime poesia. Grazia è una bizzarra moglie-madre di tre figli, con lo sguardo sognante e inquieto, gli umori imprevedibili e il corpo acerbo e guizzante di un'adolescente mai cresciuta - una Valeria Golino bravissima e sensibile nell'esprimere l'insofferenza alle regole e l'impescrutabile disagio esistenziale della sua natura anelante di emozioni e libertà. Amatissima dal marito con cui ha un rapporto straordinario e carnale di felice sensualità, e amatissima dai figli che ne proteggono le stranezze, le ubbie umbratili e l'impulsività ingovernabile, vive una vita altalenante e discontinua di sentimenti sempre "troppo": tristezze troppo tristi, entusiasmi ed emozioni troppo intense, che ne fanno una donna da controllare a vista affichè non procuri guai a se stessa e agli altri. Con la desolata rassegnazione del marito che non sa più come fare per arginare le sue stranezze viene deciso di mandarla a Milano, a farsi curare da un dottore che ne possa acquietare l'esacerbata sensibilità, ma lei si ribella e scappa. Con il solo vestito che ha indosso, a piedi, e l'amato cane tenuto con una corda si inerpica senza meta per i sentieri dell'isola, a strabiombo sulle scogliere del mare, inseguita in motoretta da uno dei figli: un ragazzino di una dozzina d'anni risoluto a nasconderla e proteggerla a tutti i costi, persino - con insostenibile patema d'animo - dalla frenetica ricerca del padre disperato che teme d'averla persa per sempre. Un magnifico film di sensazioni tattili e visive, che vibra del respiro della vita con crepitante immediatezza e brividi sottopelle. Un film che fa sorridere e commuove, e costringe a ritornare alla terra metaforica e arcaica della natura umana dell'uomo che, anche ignorante e brutale è ugualmente capace di slanci generosi e accoglienze profonde. |
![]() Mademoiselle Regia: Philippe Lioret Interpreti: Sandrine Bonnaiere, Jacques Gamblin Sceneggiatura: P: Lioret, Christian Sinniger Francia Durata: 1h e 25' Sentimentale Un film lieve lieve che scivola sull'anima con piccoli passi felpati. Un film che scorre come acqua chiara sul viso espressivo e sensibile di una luminosa Bonnaiere, qui nell'insolito ruolo di giovane donna sposata con due bambini, trafitta da un sentimento d'amore che nasce del tutto imprevedibilmente, da una serie di circostanze fortuite, per un corrusco, stropicciato, ma fascinoso - a modo suo - attore itinerante di inquiete ambizioni e discontinua fortuna artistica ed economica. Lei è un'informatrice farmaceutica seria e posata che partecipa ad un affollato congresso di lavoro con tanto di party perfettamente organizzato. Lui uno spirito libero, provocatorio. Improvvisatore. Con un gruppo di scalcagnati attori come lui si arrabatta a sopravvivere con vaghe scritture. Non ha figli, non è sposato. E' sempre un po' sulle sue. Malmostoso. Un "breve incontro" che sembra poco più che un incuriosito interesse reciproco all'inizio, ma che, nel giro di 24 ore, si trasforma e scivola sotto la pelle, insinuandosi nelle pieghe segrete dell'anima di entrambi, provocando mutazioni profonde nella loro capacità di sentire e dare valore ai sentimenti. Una notte - una sola notte - che diventa momento di amore e passione. E condivisione di una riccheza di affinità ed emozioni profonde, ma anche di paura, disorientamento e incapacità di affrontare la situazione. Di guardare oltre e pensare a un progetto in comune. Tutto si sfuma in una serie di atti mancati che sembrano non lasciare traccia e fanno male al cuore. Lei ritornerà quietamente alla sua famiglia e alla sua vita di prima e di lui - apparentemente - si perderanno le tracce. Ma ogni incontro d'amore sincero è sempre un incontro del destino, qualcosa che sempre matura frutti imprevedibili anche a distanza di tempo. Così, per caso, un giorno, lei si trova a passare davanti al teatro dove lui ha messo in scena la sua commedia, ma, come per tutte le cose della vita ...non si può sapere in anticipo come andrà a finire! |
![]() PARLA CON LEI ( Hable con ella ) Regia: Pedro Almodòvar Interpreti: Javier Càmara, Darìo Grandinetti, Leonor Watling, Geraldine Chaplin, Pina Bausch, Caetano Veloso, Fele Martìn Spagna- Durata: 1h e 52' (drammatico) Il coraggio della passione. Il dolore della passione. La poesia della passione. Un film che travalica ogni barriera di ragionevolezza per arrivare al magma incandescente e viscerale delle pulsioni profonde che motivano ogni agire apparentemente insensato dell'essere umano, e che, da un incomprensibile, insondabile oscuro di sé, costringe a scendere a patti con il mistero del desiderio inestinguibile e il crogiuolo carnale degli istinti. Si può amare con totale passione e dedizione il magnifico corpo di una giovane donna sprofondato nell'oblio del coma? Parlare con lei, vivere con lei, una vita ricca di relazione e nutrimento intellettivo e spirituale, sino ad arrivare al punto di violarla e metterla incinta nell'assoluta inconsapevolezza di una sua partecipazione attiva? Sì, si può. Benigno ci riesce. L'infermiere dall'animo lieve e poetico che da quattro anni - da quando la bella Alicia, la ballerina che tutti i giorni guardava da una finestra allenarsi nella scuola da ballo, diretta da una fantastica Geraldine Chaplin, di fronte a casa sua, viene travolta da un'auto in un giorno di pioggia, e il suo corpo inanimato viene ricoverato alla clinica "El Bosque" - le parla incessantemente, la veglia, la lava e la nutre come il più prezioso, vivo e sensuale dei corpi. Parallelamente, in una stanza accanto, si consuma l'uguale agonia di Lydia, una torera devastata nell'anima dalla perdita di un amore grandissimo e incornata da un toro, in una scena di cruenta intensità, durante una corrida. Metafora potente e drammatica dell'ineluttabilità del dolore che tutti noi siamo chiamati ad affrontare, almeno una volta nella vita, a passo fermo e sguardo intrepido, consapevoli dei rischi e della tragedia imminente. Lydia è assistita da Marco, uno scrittore quarantenne di guide turistiche con cui aveva iniziato da poco una nuova relazione, ma che, al contrario di Benigno, è arreso dinnanzi al mistero del suo corpo silente e l'assiste con amorevole, ma contenuta rassegnazione. Tra i due uomini nasce una forte amicizia: un incontro, peraltro, già segnato all'inizio del film, dove si erano trovati casualmente vicini ad una rappresentazione teatrale di struggente lirismo in cui Marco aveva esternato col pianto - così inconsueto in un uomo - tutta la sua commozione. Fino al sorprendente finale dove tutto si trasforma e ribalta, iI destino delle due donne e dei due uomini segue il ritmo imprevedibile e incalzante a cui ci ha abituato Pedro Almodòvar con la sua regia di luci e contrasti, di colori violenti e squarci sublimi di rara poesia, dove ogni dialogo, inquadratura e seguenza si dispiega - e spiega - in un immaginario orinico, traslato in spezzoni di film muti, mai sfiorato, neppure nelle scene più sconvolgenti dell'omino lillipuziano che entra nel sesso di una donna, dall'ombra della volgarità. Un film che parla di corpi immobili più vivi e sensuali che mai, che non si può perdere senza rinunciare a un pezzo d'anima. Un film che parla d'amore, vita e passione che tutto accoglie e comprende. Un film da cui si esce con lo stomaco chiuso in una morsa, la gola inaridita e il cuore in tumulto. Un capolavoro. |
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I Tenenbaum Interpreti: Gene Hackman, Anjelica Huston, Ben Stiller, Gwyneth Paltrow, Luke Wilson, Owen Wilson, Danny Glover, Bill Murray, Alec Baldwin Regia: Was Anderson USA Durata: 1h e 41' Commedia Travolti da un insolito destino e da una bizzarra, quanto frizzante sceneggiatura, i magnifici-stravaganti cinque Tenenbaum - una parata di attori di altissimo livello per 2 genitori e 3 figli ex bambini prodigio, tra cui Margot, la femmina adottata - trascinano funanbolicamente con loro i ben-capitati spettatori in una favola post-moderna, ambientata in un'inconsueta New York, romantica di tetti e abbaini, da cui Mordaken, il corvo ammaestrato dal figlio Richie, da sempre perdutamente innamorato della sorella-non-sorella, plana ad ali spiegate come sopra una turrita cittadella medievale. Auscultata da un io narrante fuori campo che si dipana con aristocratico humor ed irresistibile aplomb dai capitoli di un libro immaginario, questa commedia snob e scicchissima narra le improbabili vicissitudini di una famiglia upper class, dove tutti hanno dolori nascosti e fallimenti professionali che imputano al padre Royal Tenenbaum - un superbo Gene Hackman dalla geniale simpatia e inconsapevole perfidia - che ha abbandonato la famiglia anzitempo e che, improvvisamente, in un soprassalto di tardivi ripensamenti, decide di ritornare per tentare di impedire alla retta moglie Etheline di risposarsi. Fingendosi moribondo, con la complicità di un fido servitore, riesce nell'intento di reinstallarsi nella casa familiare e riunire tutti i figli intorno, con risultati a dir poco straordinari e cialtroneschi. Chas, prematuro genio della finanza che non gli ha mai perdonato l'abbandono, lo rifiuta ostinatamente, mentre Margot, la figlia adottiva, talentata scrittrice, sprofondata in una depressione senza fine dai commenti poco opportuni del padre-non-padre, si limita a sopravvivere in uno stato soporifero e fumogeno, da nicotina-dipendente. Solo Richie, l'ex campioncino di tennis, mostra tolleranza e accoglimento, e di nuovo accanto alla sorella amata ripercorre lo strazio del suo amore (quasi) impossibile per lei. Una commedia che ci accompagna con mano irriverente e leggera nel groviglio dolente dei sentimenti che cambiano la vita, le persone e i destini. Dove tutto sembra possibile - e impossibile. Una sciabolata di puro divertimento che lascia dietro sé la scia dorata di più profonde riflessioni. Eccellente. |
![]() A beautiful mind Regia: Ron Howard Interpreti: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris Sceneggiatura: Akiva Goldsman. Fotografia: Brian Grazer USA Durata: h 2.14" psicologico-romantico Un film straordinario e drammatico, sorretto da una storia d'amore di fortissima tenuta e coraggio. I segreti dei tortuosi processi creativi della mente in bilico tra normalità e follia di John Nash, premio Nobel per l'economia '94 per la "Teoria dei Giochi" che si rivelerà importantissima persino nelle strategie militari. Un grande genio matematico colpito da schizofrenia e interpretato con sconvolgente duttilità da un grande (e fascinosissimo) Russell Crowe già premiato col Golden Globe e in corsa per il secondo Oscar. La storia eccezionale e drammatica di un ragazzo geniale dai comportamenti inquieti e dai tic nervosi che, nell'università più prestigiosa, fatica ad avere normali rapporti con gli altri studenti e non riesce a seguire con costanza il normale corso di studi, ossessionato com'è dallo scoprire l'idea originale in grado di sovvertire antichi schemi matematici. Goffo con le ragazze, imprevedibile e umorale, insegue con singolare pazzia la folgorazione delle sue intuizioni, immerso in un mondo di visioni e allucinazioni in cui si fa strada, con appassionato amore e dedizione, la splendida Alicia, l'allieva che diventera sua moglie e che mai, neppure nei momenti più bui e drammatici della malattia mentale ormai manifesta che renderà la loro vita di coppia quasi impossibile, penserà di abbandonarlo al suo destino. Una vita che precipita nel delirio e nella sofferenza, in cui distinguere la realtà dalla produzione esaltata dell'immaginazione diventa la grande sfida che il "gladiatore" Russell Crowe, e gli stessi spettatori con empatica partecipazione, sono tesi a sostenere con tutta la loro forza. Una storia vera tratta dalla splendida biografia di Sylvia Nasar (Il genio dei numeri) che la sceneggiatura rimaneggia con qualche tocco forse, di tanto in tanto, un po' edulcorato e retorico puntanto sul climax della commozione e del sentimentalismo, ma che ugualmente non intacca la poderosa forza di questa singolare vicenda umana di uomo che alla fine imparò a controllare la sua malattia. Memorabile la scena in cui Nash, ingrigito e stremato, viene omaggiato dai colleghi che gli fanno dono della penna e commuovente fino allo strazio il discorso di ringraziamento per l'assegnazione del premio Nobel, con le lacrime che rigano il volto della moglie seduta in platea che, con il suo amore e coraggio, ha reso possibile tutto ciò. |
![]() Il favoloso mondo di Amelie (Le fabuleux destin d'Amelie Poulain) Regia: Jean-Pierre Jeunet Interpreti: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Artus de Penguern Durata: h. 2 Francia Germania Commedia BELLISSIMO, COLONNA SONORA COMPRESA !!!!!!! ( ndr ) Se i sentimenti hanno uno sguardo è certamente quello magico e incantato di Audrey Tautou - deliziosamente somigliante nel nome e nei lineamenti all'indimenticabile Audrey Hepburn- la delicata Amelie del film, il cui cuore palpita teneramente come un passerotto spaventato nel palmo della mano. In una Montmartre da cartolina, effervescente di romantici scorci bohémienne e personaggi bizzarri, la incontriamo 23enne, timida camerierina in un bar, in fuga dall'opprimente casa con giardino dove ha vissuto, bambina sognatrice e solitaria, un'infanzia triste alle prese con genitori incapaci di mostrarle vero affetto. Un esilarante io narrante surreal-poetico scandisce con puntigliosa e irresistibile ilarità il susseguirsi scompaginato degli accadimenti della sua vita e gli spumeggianti moti del suo cuore, votato con magica e sognante partecipazione emotiva ad elargire scampoli di felicità alla pittoresca corte dei miracoli di casi umani che la circonda, escogitando impensabili espedienti per scuoterli da torpori e tristezze. Come Alice nel paese delle meraviglie la minuta, deliziosa Amelie dal profilo di porcellana e dagli occhi sgranati, trova il modo di uscire dal bozzolo dorato del mondo fantastico in cui ha trovato rifugio per iniziare il viaggio avventuroso nel proprio e nell'altrui cuore, partendo dal ritrovamento accidentale di una vecchia scatola di latta occultata come un tesoro in una nicchia del suo bagno molti anni prima da un bambino. Decisa a ritrovare l'antico proprietario ci trascina con sè in una scorribanda di gustose scenette e tourbillon di sorprese, manovrando nell'ombra dell'immaginario emotivo di un'umanità improbabile ed esilarante, che regalano allo spettatore attimi di assoluto divertimento e buon umore finchè anche lei, fatina buona di questa fiaba surreale, inciampa nel più classico e destabilizzante colpo di fulmine per un giovanotto con la mania di collezionare fototessere di sconosciuti strappate dai proprietari. Ed eccola allora - e noi con lei - vibrare all'unisono nel timore che non ce la faccia ad uscire allo scoperto per vivere nella realtà vera il tanto sospirato amore. Ma niente paura, l'happy end ci aspetta dietro l'angolo con l'irresistibile leggerezza di una danza sull'anima e restituisce alla vita di tutti i giorni con l'incalcolabile bene di un preziosissimo sorriso in più. BELLISSIMA LA SCENA DEL BACIO FALLA FINE DEL FILM (ndr) IL BELLISSIMO SITO UFFICIALE DI AMELIE : http://www.amelie.it/intro.htm |
![]() "SERENDIPITY " (Quando l'Amore è Magia) Regia: Peter Chelsom Interpreti: John Cusack, Kate Beckinsale, Jeremy Piven, Molly Shannon, Eugene Levy USA-commedia romantica Durata: h. 1,30 Una romantica New York natalizia, sfavillante di luci e lusso, palpitante di stelle e luminarie festose, con un lui e una lei che si incontrano/scontrano in un grande magazzino nell'affanno dell'acquisto dei regali. Ed subito colpo di fulmine. Attimo sospeso e fatato sui soprassalti del cuore che scompagina vecchi equilibri e rivoluziona la vita. Serendipità (c'è sempre da imparare) è anche un termine italiano che significa " trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne cerca un'altra". Sarah e Jonathan, travolti da repentina e fulminea attrazione, si contendono senza un vero convincimento un paio di guanti di cashmere, in una crescendo di guardi rapiti e sorrisi disarmati, senonché sono entrambi fidanzati e lei, inglese di Londra, a New York solo di passaggio. Allora decidono (veramente lo decide lei) che dovrà essere il Caso l'artefice del loro destino, e solamente nell'eventualità che si verifichino certe inderogabili condizioni e coincidenze. Così, dopo aver condiviso la giocosità di indimenticabili momenti poetici e felici, lo mettono alla prova con esperimenti fanciulleschi e incauta sventatezza, con il tragico risultato di perdersi di vista. Atmosfere eleganti, nevicate da fiaba e case incantevoli da riviste patinate d'arredamento. Tutto magico e impeccabile in questa piacevole favola moderna, dove il principe azzurro però, arrivato alla soglia del fatidico sì con la storica fidanzata, cede al rimpianto e agli insopprimibili moti del cuore e, con l'aiuto del suo migliore amico: un simpatico e irresistibile cronista di necrologi del New York Time, decide freneticamente di darsi una chance per rintracciare la ragazza dei suoi sogni con i pochi indizi che ha a disposizione: un vecchio scontrino e un libro usato di poesie dove lei ha segnato il suo numero di telefono... Commedia romanticissima e brillante per teneri cuori di pan di zucchero (tra cui il mio) nasconde, tra le pieghe fruscianti della confezione di una raffinata scenografia, l'inderogabile morale a non rassegnarsi a subire passivamente i capricci del Fato, ma cercare di farsi sempre protagonisti in prima persona del proprio destino. E che cosa di meglio portare nel nuovo anno la chicca deliziosa di una citazione degli antichi greci che, al cospetto di un morto si chiedevano: "E' stato lui un uomo di passioni?" perchè, alla fine, quel che conta davvero e che dà un senso compiuto alla vita è solo la forza dei sentimenti. |
![]() BANDITS Regia: Barry Levinson Interpreti: Bruce Willis, Billy Bob Thornton, Cate Blanckett USA-commedia/azione/romantico Durata: h. 1,22 Se le casalinghe frustrate sono come Kate - la bellissima Cate Blanckett protagonista del film - che al ritmo di un rock indiavolato, nella cornice di una spettacolare, lussuosissima cucina tutta vetrate su un panorama mozzafiato, si diverte a preparare squisiti manicaretti (in verità per un marito freddo e insensibile, ma si sa che la perfezione non è di questo mondo...) ebbene sì, voglio essere una casalinga frustrata! Il vero godimento del film incomincia quando sulla scena appare lei: pelle di porcellana, rossa criniera, sguardo languido e animo inquieto, portando scompiglio, amore e desiderio nei funamboleschi progetti di Joe e Terry, due galeotti sognatori e gentiluomini evasi rocambolescamente da un penitenziario dell'Oregon che, insieme ad uno squinternato cugino amante degli effetti speciali e con ambizioni da stuntman, hanno messo a punto una garbata tecnica per rapinare, diventando famosi come "banditi della buona notte" in una seguitissima trasmissione televisiva che ne documenta le gesta. Solo un po' di lungaggine all'inizio, ma poi la storia prende il volo in un crescendo di battute felici, situazioni surreali e indimenticabili momenti d'amore in scenari d'incanto: nere scogliere, insenature selvagge e oceano ruggente a lambire le case dei loro rifugi segreti. Kate, capitata casualmente in mezzo a loro, non ne vuol più sapere di lasciarli per tornare alla sua vita normale e diventa loro complice in un balletto di parrucche, appostamenti e travestimenti da buttarsi via dal ridere. Si innamora in prima battura di Joe, un fascinoso Bruce Willis dallo sguardo indomito e il piglio viril-seduttivo, per poi rivolgere le sue attenzioni anche al suo speculare opposto, il sensibile e ipocondriaco Terry, rischiando di scompaginare la loro magnifica intesa e renderli rivali e nemici per sempre. Ma le vie dell'amore sono infinite e le soluzioni del cuore imprevedibili e fantasiose, e tutto finirà col trovere un suo (il)logico, inatteso epilogo dopo l'ultima, rovinosa rapina che segnerà la fine della loro carriera criminale. Ma, per carità, non vi venga in mente, come spesso succede, di alzarvi prima dello scorrere completo dei titoli di coda, perchè è proprio lì, tra un inquadratura e l'altra, che si nasconde la soluzione dell'intrigo e che vi scalderà il cuore con un ultimo, sbalordito sorriso. |
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SANTA MARADONA Regia e Sceneggiatura: Marco Ponti Interpreti: Stefano Accorsi, Anita Caprioli, Mandala Tayde, Libero De Rienzo Musica: Motel Connection Italia Durata: 93' Novantatrè minuti di puro diletto del cuore e della mente. Uno spaccato irresistibile di quel tempo sospeso che divide il mondo della spensieratezza giovanile svagato e irresponsabile da quello adulto: dell'impegno, del lavoro e delle regole da rispettare. L'esordio frizzante e imperdibile del piemontese Marco Ponti, laureato in lettere e copywriter, che da il meglio di sè nel dialogo logorroico, surreale e brillante che tesse la trama del film e lega i quattro personaggi in un frenetico alternarsi di speranze, passioni e delusioni. I nostri simpatici (anti)eroi: Andrea, l'ormai famosissimo protagonista dell'"Ultimo Bacio" e Bart, fantasiosa abbreviazione del più sconfortante Bartolomeo (autentica rivelazione del film: una bravura da urlo a cui sono affidate le battute più lapidarie, divertenti e acuminate del copione), laureati e disoccupati, vivono di espedienti e improvvisazioni in un appartamento in affitto a Torino che non riescono a pagare. Le loro giornate desolatamente sempre uguali e sfaccendate trascorrono tra lazzi, reiterati quanto sconfortanti tentativi di trovare lavoro e sconsiderate strategie di sopravvivenza di zero successo, intervallate dai guai sentimentali dell'amica Lucia di cui Bart è segretamente attratto, una graziosissima italo-indiana sempre in cerca del loro aiuto e vicinanza, finchè Andrea incontra - per meglio dire si scontra mentre corre con i minuti contati all'ennesimo colloquio di lavoro - con la bella Dolores, un'attrice di teatro in cerca di scritture che sbarca il lunario facendo supplenze. Tra i due giovani scoppia, istantanea, la passione. Un amore tenero e totale. La magia di un idilio nutrito di sguardi, languori e appassionate condivisioni che coinvolge anche gli altri due amici in un complicità rutilante e stralunata di reciproco affetto e sostengo. Senonchè l'insperata, precaria felicità di Andrea subisce un duro colpo quando Dolores decide di aprirgli il suo cuore per rivelargli un segreto. Rivelazione condivisa in contemporanea dal "filosofo" Bart che ne interpreterà, e stempererà, con funambulesco candore e lungimirante comprensione la dolorosa intensità, restituendo all'amore il dono luminoso di una calda e finalmente raggiunta nuova consapevolezza che darà la forza ad Andrea di tentare di lottare per un futuro tutto da inventare. |
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IL DIARIO DI BRIDGET JONES Regia: Sharon Maguire Interpreti: Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth Francia, Gran Bretagna, USA Durata: 97' Commedia Un'adorabile commedia "british" che si adagia con incantevole letizia sull'anima come la neve del primo dell'anno che cade copiosa sul giardino della casa di campagna dei genitori di Bridget dove lei, intrepida e rassegnata, arriva per trascorrervi la consueta, scontata, festa in famiglia. Anni 32, irrimediabilmente single e sfigata, icona ironica e disincantata delle frustrazioni, contraddizioni e speranze delle giovani donne metropolitane che vivono sole, è preparata ad affrontare la petulante litania di domande e allusioni di parenti e amici sulla sua (vuota) vita sentimentale, nonchè i maldestri tentativi della madre di trovarle un fidanzato a tutti i costi riciclato tra gli scapoli, neppure tanto affascinanti, delle vecchie conoscenze d'infanzia, tra cui certo Mark Darcy, anonimo avvocato divorziato e vittima predestinata di orridi capi d'abbigliamento, regali natalizi materni. Decisa a non lasciarsi soccombere alla mestizia del paventato zitellaggio, Bridget dispensa in ogni circostanza impavidi sorrisi e stoico aplomb, sfogando su un diario segreto tutti i puntigliosi, quanto aleatori, buoni propositi per un futuro migliore. Puntualmente e clamorosamente smentiti dalla realtà dei fatti. Stop alle sfrenatezze d'alcol, fumo e cibo consolatorio e, soprattutto, alla larga dai begli imbusti che pensano "solo a quello" come, guarda caso, il fascinosissimo Daniel Cleaver, capo ufficio della casa editrice londinese dove lavora, che, con perfida, seducente protervia, la lusinga e sobilla con e-mail stuzzicanti, sguardi obliqui e inviti irresistibili a cui Bridget non solo non oppone resistenza, ma asseconda con incauto romanticismo e sciagurata sventatezza. Da un best-seller di Helen Fielding che ha venduto più di 4 milioni di copie in 30 paesi, un tourbillon tenero e irresistibile di avvenimenti e fraintendimenti deliziosamente comici e surreali, scevri da ogni volgarità e supportato da un cast eccellente che diverte e commuove. La soffice e impagabile Renée Zellweger, (meravigliosamente) ingrassata di ben 12 chili per interpretare la parte, ci regala attimi di assoluta delizia dibattendosi tra gli impervi contrattempi della vita e l'avvicendarsi dei due uomini di così opposte qualità, conducendoci con scombinata leggerezza e autentica condivisione di pene e sentmenti verso un finale magico e liberatorio che scalda il cuore e scioglie dai tormenti, da cui ci si congeda con struggente nostalgia. Delizioso e godibilissimo, da non perdere neppure nei titoli di coda. |
![]() 27 BACI PERDUTI Regia: Nana Djordiadze Interpreti: Nino Kuchanidze, Eugenij Sidichin, Shalva Iashvili, Pierre Richard Musica: Goran Bregovic Germania/Georgia Durata: 98' Commedia Per chi è ancora con il cuore e con la mente nei ricordi zuccherini e assolati dei bei giorni selvaggi delle vacanze dell'estate e della giovinezza, questa deliziosa commedia dell'est intinta nel miele dolce della vita e percorsa dalla brezza calda e capricciosa della giocosa carnalità e sensualità dei sentimenti. Un paesino sperduto della Georgia, dorato dall'arsura dell'estate e lussureggiante di stagni, boschi e frutti doni della terra, Arriva in una corriera sballonzolante e senza freni la giovane Sibylla in visita alla zia Magda. 14 anni di seni acerbi, riccioli indomabili e travolgente vivacità e poesia, amata all'istante dal coetaneo Miki, la voce narrante d'incantevole candore - e ardore - del film, il cui padre Alexandro, un affascinante vedovo 41enne, studioso di stelle, intrattiene spensierate tresche amorose con varie donne del luogo. Miki insegue Sibylla con altalenante, gustosa perseveranza, ottenendo da lei 73 baci sui cento promessigli, ma senza mai veramente riuscire a raggiungerla perchè lei arde di ostinata e sconsiderata passione per l'"adulto" fascinoso Alexandro, che spia e tenta senza tregua con sfrontata, impudica e carnale innocenza, ma sempre svagatamente e affettuosamente respinta da lui che, benchè attratto, ne rispetta l'intima, traboccante natura di fanciulla in fiore. Dal Festival di Cannes un film d'essai scoppiettante e poetico, intriso d'echi felliniani e visioni oniriche (Veronica, la ballerina con l'abito rosso, la nave che va, la luna delle favole...) e irresistibile comicità. Un piccolo, sperduto mondo magico dove ogni occasione - anche la casuale proiezione di "Emmanuelle" nel piccolo cinema di paese - è stura di trasgressioni erotiche e scatenamento di fantasie bizzarre e surreali anche nei personaggi più insospettabili. Gioia di vivere e godere distillata da ogni poro dell'anima e del corpo in subbugli indomabili che mai scadono nel pruriginoso e volgare. Sibylle, quell'estate, attraverserà la sua tempesta d'ormoni adolescenziali come una stella del cielo, lasciandosi alle spalle rugiadose malinconie di baci perduti. I ventisette baci mancanti che accompagnano la vita di ognuno di noi e, senza posa, cercano labbra fresche per depositarsi. |
![]() Regia: J.J. Annaud Interpreti: Jude Law, Joseph Fiennes, Rachel Weisz, Bob Hoskins, Ed Harris Sceneggiatura: J.J. Annaud, Alain Godard Fotografia: Robert Fraisse Germania/USA/G.B./Irlanda Durata: h. 2 e11 Sciabolata ininterrotta d'emozioni e tensione. Film di guerra, morte e orrore, eppure film d'amore, coraggio e forza di sentimenti che sopravvivono a tutto: al fango, alla disperazione e all'insensatezza. Perchè Vassili Zaitsev il formidabile tiratore scelto ( un povero contadino degli Urali dalla mira infallibile, realmente esistito, a cui si ispira un romanzo di William Craig ), ha lo sguardo azzurro e mite, e l'animo buono e gentile, di chi si trova costretto ad essere eroe suo malgrado in una Stalingrado allo stremo, schiacciata tra la pressione nazista e il fanatismo becero del partito. 1942, Seconda Guerra Mondiale. Come nella miglior tradizione letteraria il film si apre su un prologo di grande potenza evocativa. In una foresta di neve e ghiaccio dell'Ucraina, di selvaggia bellezza primordiale, un lupo astuto e feroce si aggira fiutando la sua preda: un baio legato a un palo nella radura innevata che nitrisce e scalpita percependo il suo destino. A poca distanza, dai rami ghiacciati di un arbusto, spunta la canna di un fucile. Un vecchio e un bambino, abilmente mimetizzati, lo tengono sotto tiro. La tensione è spasmodica... Ma presto la scena cambia su uno scenario terrificante di morte e crudeltà. L'antico bambino è ora un giovane soldato dell'armata russa, carne da macello per una guerra ripugnante e insensata. La sua sopravvivenza si intreccia casualmente a quella dell'ufficiale Danilov che, con la sua abilità di scrittore e l'approvazione del giovane Kruscev, lo trasforma in eroe nazionale per dare speranza e risollevare il morale della Russia. Il giovane Vassili non si monta mai la testa e serba nel suo cuore sentimenti incontaminati di lealtà e gentilezza che gli avvalgono l'amore di Tania, una coraggiosa soldatessa di origine ebrea che ha studiato all'università e torna utile al partito per la sua conoscenza della lingua di Goethe. Ma anche Danilov ama Tania in un groviglio di gelosia e contrastanti sentimenti che scardinano equilibri e mutano il corso degli eventi. La situazione precipita. Dalla Germania arriva un nobile bavarese, maggiore Konig per tentare di eliminare Vassili . I due si fronteggiano in un confronto ad altissima tensione, con scene di spettacolare e intensa drammaticità. Una storia dolente e magnifica che si insinua sotto la pelle e fa vibrare gli animi e da cui, lentamente e faticosamente, si ricomincia. Dall'amore. FRANCA PINZONI |
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Spettacolo Teatrale di Eve Ensler con Lella Costa, Agnese Nano, Lucia Vasini Regia di Emanuela Giordano Durata: 1h20' Costo del biglietto: £ 50.000. ( £ .45.000 + £. 5.000 prevendita) A Milano al Teatro Franco Parenti fino al 14 ottobre - poi in tourné per L'Italia Più che un evento culturale, un evento del cuore, della ragione, dei sentimenti. Un testo di sole parole - ma che parole! - che ha fatto il giro di tutta l'America e delle maggiori città europee ottenendo ovunque uno straordinario consenso e partecipazione di pubblico, alternando, di volta in volta, come una fiaccolata, la voce di più di 200 attrici, tra le donne più famose e impegnate. Un testo che vibra all'unisono con il nostro mondo interiore e la carne viva del nostro corpo che commuove, diverte, strappa il riso e obbliga a riflettere, in bilico perfetto tra poesia, ironismo e crudele realtà. Mai uno scivolone o la parvenza diori e i retaggi delle educazioni repressive impediscono di gettare la luce chiara e amorosa dello sguardo, negando il diritto al corpo stesso di farsi urlo e poesia. Di esistere. Persino di farsi "parola". una qualsivoglia maliziosa allusione o volgarità. Si ride molto: sorrisi amari, sbalorditi, inorriditi, stupefatti, sempre con l'anima sospesa in quell'interregno vischioso e segreto dove si celebrano i riti e le danze dell'amore, ma dove i potenti freni inibit Come se la sola evocazione del nome potesse scatenare chissà quali stregonesche forze misteriose o liberare i demoni imbrigliati, loro sì, nei meandri collettivi di un inconscio timoroso e ferito, incapace di trarre forza da sè e godimento dai doni della vita. Là - nella vagina che si fa bocca narrante e cervello pensante - è un mondo di acque limpide e pure, di mielati turgori e morbidezze, di sentimenti gioiosi e spumeggianti, continuamente svilito, deriso e inquinato dalla grevità dei luoghi comuni, da terrori ancestrali e arretratezze culturali. E alzi la mano, uomo o donna che sia, che non senta serpeggiare l'ansia di confrontarsi con siffatto argomento. Ma le nostre tre, italianissime attrici: Lella Costa, Agnese Nano, Lucia Vasini, misurate e lievi, padrone della scena in una sorellanza senza sbavature, con la sola forza positiva del sorriso e della verità, fanno il miracolo di sommuovere al coraggio e insufflare dignità, restituendo limpidezza ai pensieri, e forza e calore al cuore e alla mente. Da vedere assolutamente. Per crescere ed amarsi un po' di più. |
![]() IL MESTIERE DELLE ARMI Italia Regia: Ermanno Olmi Interpreti: Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Dimitar Ratchkov, Dessy Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli Fotografia: Fabio Olmi Durata: 1 h e 05' Un capolavoro che mozza il fiato e costringe al silenzio, spalancando le porte dell'anima sui sinistri cigolii del dolore umano e delle passioni più carnali. Come entrare nella sacralità di un museo. E respirare l'atmosfera di evanescente drammaticità di una mostra del Caravaggio. Sciabolata grifagna e corrusca di luci e ombre che accentuano la sacralità della narrazione nella cruda, ma splendida, rappresentazione del gelo dell'inverno padano e del linguaggio inusuale ed epistolare che ne tesse la trama in un'algida eleganza di cornice barocca. Ma non spaventi lo spettatore il timore della pesantezza del classico che, non a caso, permane nella classifica dei films più visti come vincitore morale. In quanto a romanticismo, a dispetto dell'argomento fosco e guerresco, nulla manca. Il film narra gli ultimi giorni di vita di Giovanni delle Bande Nere ( capitano di ventura ventottenne mandato a contrastare l'avanzata dei germanici Lanzichenecchi inviati da Carlo V alla conquista della Roma papale di Clemente VII) e morto nel 1526 in seguito alla ferita ad una gamba provocata da un colpo di falconetto, il cui segreto militare era stato venduto al generale Zorzo Frundsberg, in spregio ad ogni impegno d'onore, dal traditore Duca Alfonso D'Este che, con machiavellica ipocrisia e trasversale doppiogiochismo politico, determinerà il destino infausto di Giovanni e la sconfitta dello Stato Pontificio . Raramente, con più potenza evocativa, è stata rappresentata l'urgenza insopprimibile dell'istinto d'amore che spinge la nobildonna, follemente e carnalmente innamorata di Giovanni, ad abbandonare gli agi di corte, il marito e la stessa figlioletta, sfidando il pubblico ludibrio e disonore, a tentare di raggiungerlo nella notte, in una folle corsa con la carrozza in uno scenario desolato e mortifero in cui si consuma l'agonia di un desiderio di congiunzione con l'amato che frusta il sangue e rende ciechi e sordi ad ogni ragionevolezza. Un amore così improvviso e tempestoso da relegare nell'aurea di una pacatezza raggelata e straziata la salda e austera dedizione della moglie Maria che, insieme al figlio Cosimo, soffre il peso della solitudine e l'impossibilità di mutare gli eventi, mentre Giovanni, che avrebbe voluto morire da eroe in battaglia, agonizza lontano, nel letto principesco della Casa di Loyso Gonzaga, devastato da orribili sofferenze, illuminate a sprazzi dal delirio dei ricordi dell'amore vissuto con la nobildonna che porta con sè il frutto della loro passione. FRANCA PINZONI copyright |
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LE FATE IGNORANTI Italia Regia: Ferzan Ozpetek Sceneggiatura: Gianni Romoli, F. Ozpetek Interpreti: Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Andrea Renzi, Gabriel Garko, Erika Blanc, Rosaria De Cicco Durata: 1h e 46' "Io mento sempre alle persone che amo!" Menzogna come paura, delicatezza e rispetto per gli altrui sentimenti. Tutto il pathos del film è in questa frase pronunciata con disarmante sincerità da uno dei variegati partecipanti, di pittoresca e variopinta sessualità, durante una delle abituali, movimentate cene sulla terrazza di uno di loro: Michele. Un giovane uomo, dall'apparenza normale e virile, che vive nel quartiere Ostiense di Roma, intorno a cui ruota una strana "famiglia allargata" composta di gay, donne ed eterosessuali uniti da un universale sentimento di affetto e fratellanza. Antonia, la protagonista - una dolce e misurata Magherita Buy nel cui sguardo chiaro e trascolorato si riflette il lindore dell'anima pronta a comprendere e perdonare - vi giunge dopo la morte improvvisa di Massimo, suo marito, con cui ha vissuto quindici anni di felice vita matrimoniale, decisa a conoscere l'amante di cui ha scoperto casualmente l'esistenza da una dedica scritta dietro ad un quadro (un disegno di Magritte che il regista ha trovato in un libro d'arte ad Istanbul e che da il titolo al film). Ma la lei che si aspetta di trovare è, invece, un "lui", Michele, dalla vita e dal contesto sociale bizzarro e disordinato, ben diverso dal quieto e raffinato status alto-borghese a cui è abituata. Per fortuna l'amore contempla ben più ampie geometrie e teoremi che la rigida separazione dei sessi e degli schemi, e sa attingere dall'infinita cornucopia di sè i doni luminosi della comprensione e dell'accettazione, così Antonia, dopo l'iniziale sbalordimento, si adegua con serenità alla nuova realtà trovando dentro sè nuovi equilibri esistenziali, conquistata perlatro dalla tranquilla naturalezza e festoso calore con cui lo strano gruppo e lo stesso Michele mostrano di accoglierla al loro interno, in un groviglio, a tratti allegro o drammatico, di sensibilità interiore e reciproco rispetto. Ma, nel gioco delle parti (tra cui, da segnalare, lo svagato cammeo della mamma di Antonia che punteggia con battute esilaranti il travaglio interiore della figlia), ognuno è sempre altro e altro ancora e la verità, come dice il filosofo Karl Popper, non è mai una sola, ma ha molte facce, nell'ondivago mutare e accavallarsi di sensazioni e sentimenti che condizionano gli stati d'animo e cambiano il corso degli eventi. Anche Antonia, alla fine, sceglierà di mentire e se ne andrà portandosi via il segreto della propria verità. Ma niente - dei nuovi equilibri, allegra comprensione e ritrovata gioia di vivere - andrà perduto. Il futuro ha sempre un asso nella manica. E imprevedibili risorse. |
![]() Regia: Gabriele Muccino Interpreti: Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Piero Natoli, Luigi Diberti. Sceneggiatura: Gabriele Muccino Fotografia: Marcello Montarsi Durata: 1h e 55' Tutto meritato. Premi. Elogi. Riconoscimenti ...la vita trabocca da qualsiasi recipiente si tenti di contenerla! E che altro è la vita se non emozioni, passioni, dubbi e ripensamenti che sconnettono l'anima come scosse telluriche? C'è tutto - e il contrario di tutto - in questa commedia scoppiettante e irresistibile sulla precarietà dei sentimenti. Si ride molto, si ride amaro, ci si diverte, ma, soprattutto, ci si riconosce - eternamente trafitti, fragili e incompiuti - nell'ottovolante d'impulsi e contrastanti desideri che vanno su e giù nello stomaco togliendo il respiro. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato mollare tutto e tutti e fuggire, per ricominciare (non si sa bene dove, come, con chi). Carlo ha trent'anni, una laurea, un buon lavoro come pubblicitario e una bellissima fidanzata da cui aspetta una figlia. Tutto bene come da copione. Tripudio familiare e felicità nel solco di una tranquilla, scontata normalità. Se non fosse che nel confronto con la sua prima vera, bruciante equazione di doveri e piaceri qualcosa non quadra. Il tarlo del dubbio lo rode, il panico lo disorienta e gli amici - un quartetto esilarante accumonato da una corrosiva inquietudine esistenziale, in cerca di risposte forti e avventurose - sobillano. Tutto incomincia alla festa di matrimonio di uno di loro. Il sorriso fresco e radioso di Francesca, una giovane diciottenne invitata, fa da esca e stura alla sua repressa angustia e voglia di libertà. Carlo si sdoppia in un equilibrismo sentimentale acrobatico che finirà, scoperto e svilaneggiato, nel più prevedibile e tragicomico dei modi: oggetto di una furibonda scenata di gelosia da parte della legittima fidanzata che, armi, livore e bagagli, si trasferisce a casa della madre - una stupenda Stefania Sandrelli in stato di grazia che interpretata con magistrale bravura l'altro temutissimo (dal genere femminile!) spartiacque del passaggio dei cinquant'anni, con tutto l'indistricabile e umorale groviglio di crisi matrimoniale, consapevolezza del tempo che si fugge tuttavia e panico da bellezza sfiorente - La trama, febbricitata dal ritmo incalzante e godibilissima fluidità, pare infine assestarsi su un rassicurante e generico happy end. Ma si tratta solo un'illusoria pace interiore a cui nessuno dei personaggi riesce a dare una concretezza che non sia transitoria ed effimera. L'ultimo bacio - come l'ultimo dolore - non è mai quello definitivo. La vita è sempre "altro" che prende e sor-prende. |
![]() Gran Bretagna Regia: Stephen Daldry Interpreti: Jamie Bell, Julie Walterrs, Gary Lewis, Jean Heywood, Jamie Draven Sceneggiatura: Lee Hall Fotografia: Brian Tufanol Coreografia: Peter Darling Durata: 1h e 40' Un film che arriva dritto al cuore. A quel cuore autentico e genuino, pulsante di passioni, che non ha bisogno di null'altro che della forza vivificante delle proprie emozioni per dare senso e pienezza alla vita. Billy ha 11 anni (uno straordinario Jamie Bell, "quasi" candidato all'Oscar come miglior protagonista, che illumina ogni minuscola sequenza del film col suo sorriso contagioso) . 1984 Inghilterra del Nord, Tempo di dure lotte sindacali contro la signora Thatcher per la piccola cittadina mineraria dove vive. E' orfano di madre, ma lui riesce a vivere la sua vita trovando sempre motivo di curiosità, stupore ed allegria in tutto quello che fa. Ogni giorno, guantoni da boxe in spalla e surreale rendimento, va ad allenarsi sul ring, non prima di essersi preso cura, con goffa imperizia, della nonna smemorata che punteggia il film di momenti esilaranti. E'curiosando nello stanzone accanto alla palestra, dove un gruppo di scompaginate bambine in tutù si arrabatta a trovare grazia e armonia, sotto le direttive implacabili e l'eterna sigaretta accesa della straordinaria insegnante di ballo Mrs. Wilkinson (nomination come migliore attrice non protagonista), che scopre un'incontenibile passione per la danza. Il labile confine femminile/maschile è subito oltrepassato. "Non sono un finocchio perché voglio fare il ballerino", si difende Billy davanti al padre e al fratello, sconcertati dalla scoperta che manda in crisi i loro modelli di riferimento di uomo forte e virile. Ogni tentativo di dissuasione verrà messo in atto, inutilmente. Billy, con l'aiuto di Mrs Wilkinson, che gli procura un'audizione nella più rigorosa e importante scuola di ballo di Londra, seguirà la propria inclinazione. Magnifica la colonna sonora musicale diT-Rex, Clash, Jam e Marc Bolan. E intensi e toccanti i personaggi di contorno, specialmente il giovane, tenerissimo, coetaneo gay con cui Billy condivide una limpida amicizia e la figura attraversata dal dubbio morale del padre (il bravissimo attore di My name is Joe) che percorrono il film di una corrente di calda umanità che attinge alla materia stessa di cui - come dice Shakespeare - sono fatti i sogni. Billy Elliot è l'eterno bambino che vive in noi, quello più autentico e vitale che sa abbandonarsi con naturalezza al richiamo del proprio io profondo. Nella scena finale del suo trionfo, quando, dopo anni di allenamento, il suo corpo acerbo si è plasmato in membra armoniose e possenti e ogni suo muscolo trasuda potenza e virilità, noi siamo scossi dalla sciabolata di un calore forte irradiante. Mai arrendersi. Tutto è possibile. |
![]() Regia: Lasse Hallström Interpreti: Juliette Binoche, Johnny Depp, Lena Olin, Judy Dench, Alfred Molina, Perter Stormare, Carrie-Ann Moss, Leslie Caron, John Woods Sceneggiatura: Robert Nelson Jacobs - dal romanzo di Joanne Harris - Fotografia: Roger Pratt Musiche: Rachel Portaman Durata: 2h e 1' Una squisita, fragrante commedia, profumata di favola e cioccolata, tratta da un delizioso best-seller, che sin dalla prima immagine - una giovane donna e una bambina vestite da Cappuccetto Rosso che attraversano Lansquenet, un medievale borgo francese da cartolina, in un turbinio di vento, presago di colpi di scena e sorprese - rapisce l'anima di candore e dolcezze, e conduce con mano leggera nell'incantato mondo dell'(im)possibile abbandono alla gioiosità golosa e vivificante della naturalità dei sentimenti e degli istinti. Vianne Rocher e sua figlia Anouk intendono aprire una cioccolateria nella piazzetta del paese, dominio incontrastato dell'integerrimo Conte Reynaud, impegnato a difendere ad oltranza la pubblica morale. E' subito scontro tra la sorridente e dolcissima Binoche, figlia di un'india di origine Maya e di un farmacista europeo errabondo, sin da piccola avvezza ai misteri - e poteri - della cioccolata, nutrimento degli Dei e immaginario ponte tra l'onnipotenza e l'umanità. Intanto la piccola Anouk è fE' un susseguirsi di esilaranti intrecci di casi umani che si concludono con il rifiuto iglia illegittima, e questo è già di per sè intollerabile per la mentalità ristretta dell'austero Conte, e poi, le squisite prelibatezze esposte nell'incantevole vetrina rischiano di trasformarsi in irresistibile richiamo alla libertà dei cuori e della mente, trasformandosi in attentato alla moderazione. dell'affascinante cioccolataia ad aderire al sabotaggio degli zingari che giungono lungo il fiume con i barconi e l'emblema di una vita indecorosa e disordinata. Vianne riesce, grazie al cioccolato (specie quello scaldato e speziato con un po' di peperoncino) a coinvolgere nella ribellione tutti quelli che hanno assaporato la gioia di vivere. E' una festa con danze e musiche e una trasognata notte d'amore sulle acque placide del fiume, sotto l'effimero candore di una tenda bianca che scivola nella notte, fiocamente illuminata come una lanterna magica. Ma il diavolo - la stupidità e la malvagità umana - ci mettono lo zampino e gli avvenimenti rischiano di far precipitare tutto in tragedia. Film squisito e pittorico sull'irrazionalità e le contraddizioni umane e simbolo di doni - emozioni, partecipazione e aiuto reciproco - tra le persone. Suscita sbigottiti sentimenti di fascinazione e irrazionalità e ci restituisce alla vita di tutti i giorni con una carezza in più sul cuore. FRANCA PINZONI |
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