Una serata a due ascoltando musica romantica da una bellissima radio d'epoca.

Desideriamo dedicare questa pagina a tutti coloro che hanno sempre sognato di possedere una di quelle "antiche"
e romanticissime radio d'epoca. Le radio che vedi su quesa pagina provengono da un'importante collezione privata del "Piccolo Museo Virtuale" Troverai altre radio sui seguenti siti :

www.ilrestauronline.com

www.fulviomadotto.it










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(...) Le musiche dell'epoca erano dei veri gioiellini musicali, che risentono dell'eco jazzistico che viene dagli Stati Uniti, dove impazza lo swing.
L'elenco è lunghissimo, e siamo costretti a ricordarne solo alcune: Parlami d'amore Mariù (cantata da un giovanissimo Vittorio De Sica), Maramao perché sei morto, Quel motivetto che mi piace tanto, Ma le gambe, Tulipan. Il testo, in tutti questi casi, è semplice, e la vera sostanza sta nella musica. C'è però una canzone che si distingue tra tutte per un messaggio ben preciso: è Mille lire al mese.

Tratto da : http://www.cronologia.it/storia/tabello/tabe1556.htm



Parliamo del passato prossimo della musica cosiddetta leggera (per arrivare al passato remoto bisogna risalire all’ operetta e, perche’ no?, alle arie dei melodrammi). 

Per capirsi, molto tempo prima che nascesse Sanremo, moltissimi anni prima che arrivasse un guastatore come Domenico Modugno a scompaginare rime inevitabili (cuore-amore) pulsioni controllate (folli baci) e politicamente corrette aspirazioni esistenziali (oggi si avvera il sogno e siamo sposi). 

Le ragazze si chiamavano Mariu’ e spesso erano l’ unica soddisfazione quando in tasca ‘’non si aveva il becco di un quattrin’’. 

Piu’ che prefigurare il futuro, e quindi innovare, sia dal punto di vista del costume che da quello musicale, le canzoni esprimevano insomma il gusto medio e ne interpretavano i modelli di vita.


Del resto, allora l’ Italia vestiva di nero e viveva una improbabile dimensione imperiale e guerriera, che pero’ la porto’ alla fine in una guerra vera, e non c’ era spazio per chi volesse andare fuori dalle righe: non si poteva nemmeno ascoltare jazz, ufficialmente, e quando proprio non se ne poteva fare a meno, si traduceva tutto, autarchicamente, in lingua italiana (quelle ‘’tristezze di San Luigi’’, ovviamente St Louis blues, gridano ancora vendetta).

Non c’ era ovviamente la televisione e nemmeno la Rai, e la radio in Italia si chiamava Eiar. 

Vi impazzava Rabagliati, e dominavano le grandi orchestre, come quelle di Cinico Angelini e Pippo Barzizza. Un altro mondo, per farla in breve, da guardare con affetto e con un pizzico di autoironia ma senza nessuna spocchia. 

Tratto da : http://www.umbriajazz.com/winter9/artisti/abbassa_radio.htm

Un dj USA negli anni 50


Testo tratto da un'intervista a Enrico Vaime

d: cosa ha rappresentato la radio per la sua generazione e qual è il significato invece oggi per i giovani?

r: la radio per la mia generazione è stata una scoperta. per la ‘mia’ generazione però, non per quelle precedenti.
per quanto riguarda quella presente, per i giovani, non mi importa niente.

d: come è cambiata da allora ad adesso?

r: la radio per la mia generazione ha rappresentato un sogno, un qualcosa di avveniristico, il futuro comunicazionale cominciava da lì.
noi venivamo da esperienze particolari, quindi la radio era l'unico mezzo con il quale riuscivamo a metterci in contatto con il resto del mondo. la generazione precedente invece aveva della radio una visione diciamo magica, molto più misteriosa. mio nonno con la radio parlava e mio nonno non era pazzo e neanche incolto. per noi era il mezzo del futuro e poi invece le generazioni successive l'hanno considerato un supporto, diciamo relativamente moderno, guardando con più attenzione alla visualizzazione delle comunicazioni. per i giovani la radio è una colonna sonora e poco più. questo mi dispiace perché non è questa la vera natura del mezzo, il mezzo è qualcosa di più, è l'unico mezzo veramente interattivo che esista.
(…)
l'oggetto radio, per quelli della mia generazione era qualcosa di non ancora compiuto. ricordo le prime radio portatili, non ancora a transistor, ma con le valvole: erano abbastanza improponibili, mentre quelle precedenti, e cioè quelle degli anni '40, erano dei monumenti all'orrore totale. ricordo le radio con gli altoparlanti coperti da un tessuto, di solito beige, delle bruttissime manopole, insomma l'oggettistica radiofonica ha subito dei cambiamenti straordinari. gli ultimi apparecchi radio sono assolutamente esteticamente perfetti.
(…)
il rapporto con la radio è cambiato nel tempo ovviamente, il rapporto dei nostri padri e dei nostri nonni era un rapporto di grande rispetto gerarchico. mio nonno era convinto che la radio consumasse moltissima energia elettrica ed era convinto che tenendo basso il volume la radio sarebbe durata di più. i miei genitori invece avevano un rapporto con la radio diverso, si sedevano davanti alla radio e addirittura chiudevano gli occhi per concentrarsi meglio.
l'ascolto radiofonico di oggi è molto cambiato. è un ascolto - diciamo - più distratto. si fa sempre qualche altra cosa ascoltando la radio, quindi il linguaggio deve cambiare, chi fa la radio deve tenere presente questa possibile disattenzione, usare linguaggi meno pomposi, meno involuti, parlare brevemente e con grande chiarezza, tenendo presente appunto che l'ascolto può essere distratto e quindi va colpita l'attenzione con qualcosa di essenziale. secondo me è molto migliorato il linguaggio radiofonico, proprio grazie a questo consumo diverso.
una volta si diceva, per confermare la veridicità o l'importanza di una notizia ‘l'ha detto la radio’. è un po' finita questa leggenda in qualche modo, perché una volta la radio trasmetteva la voce del potere, quindi aveva una sua arroganza… poi piano piano, con la democrazia, la radio ha perso questo senso di prevaricazione. adesso della radio si può dubitare, ha reso il mezzo più facile, di maggiore comprensibilità e quindi di maggiore dimestichezza. secondo me è un progresso non dire più ‘l'ha detto la radio’, come per rendere indiscutibile un'affermazione.


Ascolta le trasmissioni RAI dell'epoca



UN SECOLO FA - Tutto cominciò il 12 dicembre 1901
con tre punti, il segnale del codice Morse che indicano la lettera S: furono ascoltati su un terminale sistemato in una baracca attrezzata sull’isola di saint John, al largo delle coste canadesi. Venivano da Poldhu, in Cornovaglia, dall’altra parte dell’oceano. L’era della comunicazione senza fili era cominciata e si sarebbe sviluppata rapidamente.


Clicca sulla foto
per ascoltare la voce di Marconi
La sua voce originale
ci raccontera' come ha " inventato" la radio.

Sul finire degli anni '20 la pubblicità radiofonica cominciò a incentrarsi non tanto sulle caratteristiche dell'apparato quanto le condizioni sociali dell'ascolto

VOCI STORICHE - Diversi i percorsi possibili all'interno dell'esposizione, curati dalla Fondazione intitolata al grande scienziato bolognese. Tra questi «Gli anni della radio», un’occasione per ricordare i momenti più significativi che hanno fatto la storia della radiofonia e i numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo che si sono susseguiti sulle frequenze della radio dagli anni '20 a oggi. Un originale percorso virtuale composto da immagini, suoni ed oggetti. Foto d'epoca e colonna sonora sono state selezionate dalla Divisione Radiofonia della Rai.

APPARECCHI - Anche l'Aereonautica Militare ha contribuito all'allestimento della mostra. Infatti nel settore dedicato all'evoluzione tecnica degli apparati radar l'Aeronautica Militare è presente con alcune apparecchiature in uso fino a pochi anni fa. In particolare è esposta una consolle modello IDM2 dello stesso tipo di quelle utilizzate ancora oggi nelle sale operative dei centri radar per la difesa dello spazio aereo nazionale.

Si ringrazia Alessandra Muglia e Corriere.it da cui e' stato tratto l'articolo





La radio non' e' sempre stato solo un mezzo per diffondere romantiche canzoni (anche se per molte personealcuni tra i momenti piu' belli della vita sono scanditi da melodie trasmesse dalla radio).
La radio e' stata anche un mezzo per diffondere propaganda politica, notizie festose ma anche notizie terribili.

Sul sito dell'archivio RAI troverai una serie di trasmissioni originali che testimoniano il "tempo che fu".
Abbiamo selezionato una piccola parte di trasmissioni che hanno fatto la storia della radio).
Clicca sul titolo che ti interessa per ascoltare le registrazioni originali dell'epoca

30/10/1938 O.Welles: "The war of the worlds" (mitica simulazione di un'invasione aliena)

23/08/1927 Sacco e Vanzetti

10/05/1933 Goebbels

01/05/1945 Morte di Hitler

06/05/1945 Stalin: fine della guerra

09/08/1945 Truman: Hiroshima

21/11/1945 Norimberga: imputazioni

16/10/1946 Norimberga: esecuzioni

1944 Radio Bari: "Italia combatte"

1944 Colonnello Stevens

31/07/1944 Radio Londra: avanzata su Firenze

26-28/04/1945 Radio Milano: liberazione

02/06/1946 Banditore pubblico in Sicilia: Referendum sulla costituzione




Clicca il banner qui a destra per ascoltare live centinaia di ore di trasmissioni live e non. Troverai un'elenco diviso in generi musicali (pop, rock, classica, world,dance, country, celtica, colonne sonore ecc.).Salta da un genere all'altro scegliendo poi le trasmissioni dei vari D.J. radiofonici della BBC.Voto 10 e lode!



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